15.06.2011
Vendere è un processo molto complesso che fa spesso paura. La paura è il no, il rifiuto dell’altro. Incassare un serie di no riesce a demolire anche l’autostima più decisa e tenace. Come fare quindi ad aumentare il numero di si? Il caso concreto è quello di una rete vendita operante nei prodotti per la casa che si è posta l’obiettivo di aumentare i contatti potenziali per i loro venditori e ridurre il numero dei “no, non mi interessa”. L’attività di business coaching, in 10 incontri, ha evidenziato questi passaggi, metabolizzati dai venditori alla fine del ciclo di intervento di coaching aziendale.
Questo il processo condiviso con i venditori, alla fine del Business Coaching, che abbiamo chiamato ISA (Incontrare, Sviluppare, Agire)
- Incontrare gente e partecipare a discussioni. Deve farsi conoscere come esperto della sua materia, sia che venda martelli pneumatici o crociere, automobili o software. Le persone lo devono riconoscere come competente per quanto riguarda la sua materia professionale. Frequentare gente significa poter contare su una comunità di potenziali clienti, molto prima che si generino acquisti.
- Sviluppare relazioni significa interessarsi agli altri. Oggi la vendita comincia molto prima che il cliente voglia acquistare. E il cliente chiede al venditore di interessarsi alla sua vita, anche al di fuori dell’interesse di prodotto specifico. Della serie: volete regalare un biglietto omaggio per la partita di calcio al vostro cliente? Non basta più, occorre andare alla partita insieme a lui!
- Agire. Da queste relazioni escono i bisogni ed i desideri. E qui comincia la vendita, ossia lo scambio di relazioni economiche tra le persone. La vendita per essere divertente va vista come una corsa in in discesa, non in salita, per questo coinvolge un ambiente già fertilizzato e non può lavorare solo sul freddo. Semplicemente i vecchi sistemi non funzionano più.
Occorre dunque partire da clienti potenzialmente interessati, che si trovano attraverso le relazioni. Mirare al contrario a generici clienti contribuisce solo ad aumentare le probabilità dei no. Il cliente bisogna cercarlo e selezionarlo in maniera tale da capirne i bisogni o i desideri, le vere molle per cui può comprare. A volte basta guardare a semplici fatti di vita per capire come funzioni un processo di vendita. Alla Metropolitana di Milano, quando sta per piovere, i venditori di strada cambiano l’offerta di merce, mettendo via gli occhiali da sole e tirando fuori gli ombrelli. Illuminante esempio di come si effettua una vendita. E ne vendono senz’altro di più di quando c’è fuori il sole. Però vende solo chi arriva prima degli altri, chi riesce a posizionarsi prima di fronte al cliente.
Il vero mestiere del venditore è trovare i bisogni e i desideri del cliente. Parliamo di desideri, oltre che di bisogni, perché il consumatore di oggi compra anche in maniera non razionale. Compra più con l’emisfero destro che con quello sinistro, compra con le emozioni piuttosto che con la ragione.
Per evitare i “no” occorre quindi:
- Conoscere molto bene ciò che si ha da vendere. Conoscere a cosa può servire, cosa può soddisfare, che soluzione può offrire.
- Cercare il proprio cliente, facendo leva su ciò che possa interessare il proprio cliente.
- Realizzare il contatto, partendo non dalla soluzione, ma dal problema. E’ il cliente che deve ammettere che ha un desiderio o un bisogno che vorrebbe soddisfare o realizzare.
- Il compito del venditore è dare soddisfazione al cliente
- Evitare in maniera assoluta di partire dal proprio prodotto o servizio. Il risultato è ottenere un altissimo numero di no e rimediare le stesse figure dei venditori di strada quando ci inseguono in città con le rose o con gli accendini.
Le sessioni di business coaching hanno fatto dimuire del 50% i “no”, aumentando parallelamente il piacere di fare il venditore. “Che bello quando un cliente è contento della soluzione proposta, contribuendo a migliorarne la vita personale o professionale” è stato il commento di alcuni partecipanti al coaching aziendale.
12.06.2011
E’ il quesito che mi ha posto una media azienda italiana operante nel lusso. 50 venditori, molti esperti, inseriti da anni nel mercato. Prima riflessione: in un mondo che cambia e che ben poco assomiglia al passato, che importanza ha l’esperienza? L’idea dell’azienda era quella di fare della formazione per i loro venditori: tecniche di vendita, motivazione, gestione del tempo . Dopo un incontro con i responsabili abbiamo deciso per fare del coaching e solo successivamente la formazione. I motivi? 1. ogni persona è diversa, ed ha caratteristiche, storie, valori del tutto unici. 2. Più che insegnare occorre condividere con le persone, creando dei percorsi specifici, in grado di far emergere il meglio di ognuno. 3. La misurabilità degli interventi, perchè con il coaching i risultati si vedono.
L’intervento ha visto una prima mappatura di ogni venditore. La ruota della vendita, creata per ciascun venditore, è lo strumento usato per misurare lo stato dell’arte. Questa quella usata nel caso in questione, ma personalizzabile secondo le singole esigenze.

Già, perchè se il fenomeno lo misuri lo puoi monitorare. Altrimenti è solo teoria. Come dire: oggi fa caldo, vorrei più freddo. Diverso dire che ci sono 27 gradi e vorrei portare la temperatura a 23 gradi. Misuro e faccio azioni specifiche. Quali azioni? vanno pensate, condivise ed attuate. Funzionano? Verifica e cambio in corsa di ciò che non va. E’ un po’ quello che succede al pit stop nei Gran Premi di F1. E’ lì che si vincono o si perdono le gare, magari restando in testa per centinaia di kilometri. Ma quei 10 secondi fatidici di pit stop fanno la differenza. Le aziende sono così, devono essere pronte a rapidi cambi in corsa. E’ finita l’era della certezza, quella dell’incertezza ha bisogno di un modo nuovo di pensare e fare le cose. Il coaching agisce da subito per favorire il cambiamento e dare risultati. Per ottenere risultati diversi occorre fare delle azioni che non si sono mai fatte prima.
Durante una sessione con un cliente operante nella produzione e vendita di beni di largo consumo, è venuto fuori il quesito della persuasione nella vendita. Ossia: come persuadre il cliente? Invece di passare alla solita formazione ho usato le tecniche di business coaching applicate alla vendita. Lavorando con i venditori, in tre sedute, sono emersi i 6 principi della persuasione. Il beneficio è che sono stati costruiti da loro e che nelle settimane successive le vendite sono cresciute del 23%. Merito del business coaching?
Ecco cosa ne è venuto fuori attraverso le sessioni di business coaching con i venditori:
1) Simpatia. Generare un rapporto di simpatia è una tecnica per arrivare a formulare proposte persuasive. Le persone di bell’aspetto, curate, con abbigliamento adeguato al momento ed al contesto sono più favorite nell’avere successo durante le loro trattative. L’azienda dovrebbe quindi prestare particolare attenzione alle persone dedicate al reclutamento dei commerciali. L’aspetto delle persone ed il loro abbigliamento sono elementi che nella nostra mente scatenano immediatamente dei giudizi circa chi ci sta di fronte. Sensazioni di simpatia o di antipatia nascono in maniera inconscia ma condizionano pesantemente la trattativa.
2) Chi si somiglia si piglia. E’ stato provato come qualunque persona sia meglio predisposta nei confronti di chi gli è simile. La proposta dell’azienda, per essere persuasiva, deve necessariamente tener conto degli interessi, gusti, preferenze, attitudini del potenziale cliente. Se questo è interessato allo sport sarà più facile ottenerne l’adesione parlando di questo argomento. Durante l’esposizione della proposta vanno attentamente usate le tecniche della comunicazione che dividono i potenziali clienti in tre categorie: visivi, auditivi, cinestesici. Il linguaggio che dovrà essere usato per ognuna di queste categorie sarà particolare e mirato. In pratica il cliente deve percepire una sensazione che suona così: “Ehi, stanno parlando come me!”
3) Così fan tutti. Questo principio si fonda sulla convinzione che se altri lo fanno probabilmente quella cosa è sicura: ad esempio far percepire al cliente come già altri clienti abbiano acquistato gli stessi prodotti/servizi. Anche se si trattasse di poche unità, se ci sono già delle adesioni allora vuol dire che la proposta è buona. Questa tecnica tende a ridurre le naturali barriere che si innalzano quando si è i primi a fare certe scelte. Si dice che il primo cliente sia sempre il più difficile da raggiungere, ma fatto il primo quello stesso si può utilizzare come referenza positiva. Naturalmente occorre che le referenze raccontino le loro esperienze e si crei così una comunità convinta della bontà dell’iniziativa.
4) Confronto. Questo principio è riferito a come avviene il processo di percezione. Si basa sul differente risultato di percezione che viene avvertito quando due cose vengono presentate in successione. Un esempio pratico lo si ha sfogliando un banale giornale di gossip che presenti foto di modelli maschili o femminili. Dopo la lettura di immagini come queste, da ricerche condotte, risulta che i propri partner risultino meno attraenti di quanto lo siano prima di vedere queste immagini. Usando questo principio il commerciale presenterà due proposte, non una, di cui la prima praticamente irrealizzabile. La seconda, che è poi quella sulla quale si vuole ottenere l’adesione, risulterà quindi più facilmente raggiungibile.
5) Regalo: Chi acquista si aspetta di ricevere qualcosa in cambio di denaro (prezzo). Il cliente si presenta quindi con le difese alzate, come sempre succede quando si è nella posizione del compratore. Usare la tecnica del regalo serve per ridurre queste difese. Ricevere un dono, gratuito ed inatteso, per quanto piccolo predispone ad un atteggiamento di apertura a valutare la proposta successiva. Questa tecnica gioca sul principio della riduzione delle resistenze da parte del compratore, consentendo quindi maggiori probabilità di successo nella proposta. Questa tecnica spiega come sia più facile generare affari in contesti non istituzionali, come la partecipazione a meeting ed eventi, dove le persone sono alla pari e predisposte a creare relazioni.
6) Unicità e rarità: Secondo questo principio l’essere umano è disponibile a valutare con maggior interesse tutto ciò che sia unico, quasi irripetibile. Un qualcosa che oggi c’è ma domani non si sa. Quando avvertiamo queste sensazioni tendiamo a decidere subito, per non privarci di quella cosa più avanti. E’ la perdita che ci condiziona ad agire. Così come il fatto della rarità, perché avvertiamo che potremmo non avere più altre occasioni. Lo stesso principio vale, al contrario, per tutto ciò sia liberamente disponibile. Mentalmente in questo caso tendiamo a differire le nostre scelte, tanto comunque siamo tranquilli che quella proposta ci sarà anche per il futuro. Perché decidere oggi se in futuro potrò decidere con maggiore tranquillità?
02.06.2011

Verrebbe da chiedersi, rispondendo con un’altra domanda, perchè dovrei farlo? La risposta è subire o reagire, surfare o affogare nel mare del cambiamento. Ecco il perchè della riscoperta del coaching come disciplina in grado di aiutare le persone a conoscere se stesse. Tutto viaggia 0ggi alla velocità della luce, siamo connessi con tutto e con tutti, la frenesia aleggia sopra le nostre teste ed alberga nelle nostre menti. Ma è vero anche il contrario: molti i movimenti “slow” all’insegna di un tempo che non passa, tentando un recupero della vita come se si potesse spostare il calendario indietro nel tempo. In definitiva viviamo nell’era delle contraddizioni, e il sistema migliore per affrontare un mondo così è quello di abituarci a vivere nell’incertezza. La differenza tra vivere bene o male non è attorno a noi, ma dentro di noi. Se le cose non cambiamo come vorremmo, cambiamo noi in maniera tale da allenarci a vivere in un contesto così incerto, così mutevole, così nervoso e contraddittorio. Cambiamo gli occhi con i quali vediamo le cose e le cose cambieranno a loro volta. Il coaching è lo strumento ideale per aiutarci a vivere in un mondo così. Ognuno di noi ha bisogno di qualcuno che ci aiuti a vedere nella nebbia, che ci aiuti a capire cosa sappiamo fare meglio, che ci sostenga nel difficile passaggio da un punto all’altro della nostra vita. Le persone sono il target ideale per il coaching. Basta pensare alle situazione di cambio di lavoro, o alla perdita dello stesso. Ma in ambito aziendale il coaching risulta ancora più potente. Da applicare alla nascita delle giovani imprese, o di quelle che ristrutturano, che hanno il delicato problema del passaggio di testimone, dell’espansione sui mercati esteri, ecc. Mettersi in gioco oggi non è solo un optional, è decidere se stare sul mercato o venirne esclusi.
01.06.2011
La crisi crea modelli organizzativi nuovi. Tutto diventa più asciutto, più essenziale, più diretto. Come cambiano le vendite? I tempi di vendita si allungano, i contatti necessariamente si moltiplicano, tutto sembra più in salita. Un leva da utilizzare è quella della riduzione degli errori di vendita. Lo strumento da usare con i venditori è il coaching di vendita. Questa è la tesi che ho portato all’anteprima della presentazione della Collezione Bottecchia Reparto Corse 2012. Gli errori nella vendita sono più di un centinaio, ne ho scelti 5. continua »
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