09.12.2009
DALLA RUBRICA: ANDARE A BOTTEGA di Gianni Simonato
SETTIMANALE n° 44 del 11 dicembre 2009: DI TUTTO

Salve dottor Simonato, sono felice di essere italiana e di essere anch’io parte del Made in Italy. Ma con questa crisi e con la conseguente ricerca di prezzi sempre più bassi ho l’impressione che il Made in Italy sia destinato a scomparire. Probabilmente si tenderà a preferire prodotti meno di qualità, realizzati chissà dove. Al momento sto studiando, ma fra un paio d’anni entrerò nel mondo del lavoro. Mi farebbe piacere conoscere la sua opinione al riguardo e se possibile cosa mi consiglia per il futuro. Un grazie anticipato e La saluto cordialmente. Annapaola M. – Cologno M.
Buona sera Annapaola. La tua è una domanda molto sensata che impone alcune riflessioni sull’attuale crisi e sul suo futuro. Vediamo di definire cosa si intenda per Made in Italy. Questo termine è sinonimo di prodotti tipicamente italiani, per qualità dei materiali impiegati, per il design originale ed accattivante, per le lavorazioni accurate, per la ricercatezza delle finiture. Ma il Made in Italy è qualcosa che va al di là del prodotto. E’ un sistema che parte dal concept ed arriva alla manifattura. Comprende quindi tutti gli attori della filiera e non la semplice produzione fisica degli oggetti.
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E’ tardi, sto finendo di inserire gli ultimi articoli pubblicati. Da oggi ho un nuovo strumento di lavoro, che desideravo da tempo. E’ dal 1995 che sono in internet, ma sempre con strumenti, finora, web 1.0. Proprio io che ho fatto delle conversazioni con le persone il mio mestiere. Mah, mai dire troppo tardi! E finalmente sono arrivato anch’io ad avere quello che desideravo: uno strumento con cui condividere, creare, sperimentare nuove idee per il marketing e le vendite, le materie che più mi acchiappano.
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05.12.2009
Articolo MERCATI FINANZIARI del 04 dicembre 2009 di Gianni Simonato
Non solo in Italia ma nel mondo intero le piccole e medie imprese sono l’ossatura portante del sistema economico. Sono quindi un patrimonio di assoluta rilevanza. Ma, per soppravivere, devono trovare nuovi modelli di gestione per fronteggiare queste 3 patologie: 1) l’eccessivo indebitamento; 2) la cronica sottocapitalizzazione; 3) la visione eccessivamente di breve periodo che non consente di guardare con sufficiente attenzione allo sviluppo di nuovi mercati e ai nuovi prodotti. LEGGI MF_Articolo 4 dicembre
Parlo con alcuni imprenditori e mi chiedono se ci sono degli strumenti per farsi conoscere dai clienti, magari usando le nuove tecnologie. Voglio creare uno spazio fatto di piccoli gruppi, di ricerca sui sistemi più evoluti, di casi pratici. Questo spazio lo chiamo “Laboratorio del marketing esperienziale”. Mi metto al lavoro e, nel giro di un paio di notti, il periodo più creativo per me, preparo il seguente programma:
- Cosa pensa di noi il cliente? Usare le tecniche di misurazione delle conversazioni in rete per conoscere cosa si dice noi.
- Le tecniche di vendita come strumento per migliorare il rapporto con i clienti.
- I nuovi strumenti del marketing non convenzionale: word of mouth, buzz marketing, viral e tribal marketing
- Costruire il marketing di un nuovo prodotto: preparare un caso aziendale
Tutto il laboratorio ruota attorno al tema dell’esperienza di acquisto. La vendita è un momento emozionale da vivere con il consumatore. Partono così i primi incontri di formazione sul tema, in due sedi: Milano e Treviso. Il laboratorio per definizione è luogo di sperimentazione, nel pieno rispetto della co-creazione. Quali sono i temi che volete affrontare?
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