26.09.2009
DALLA RUBRICA: ANDARE A BOTTEGA
SETTIMANALE n°36 del 25 settembre 2oo9: DI TUTTO

Buongiorno dottor Simonato, Mi chiamo Francesca e lavoro in un’azienda di Arredo Bagno. Nell’ultimo numero di Di Tutto mi ha molto colpito la Sua frase: ” Più che pensare al vecchio non si pensa abbastanza al nuovo”. Le voglio raccontare questo: la mia azienda per età dei titolari e per la crisi di mercato penso che a fine anno chiuderà. Io e dei miei colleghi abbiamo delle idee nuove e vorremmo rilevarla. Le preciso che attualmente siamo 15 dipendenti, io lavoro da 10 anni ed ho acquisito una buona esperienza su tutto il ciclo lavorativo, un mio collega si occupa del reparto produttivo, un altro di amministrazione, altri 2 di commerciale e un tecnico che ha sempre delle idee nuove. Ma a dirla tutta la cosa ci spaventa un po’!!! Le spiego perchè, ha ragione Lei quando dice che si deve pensare al nuovo, ma come si stabilisce chi prenderà le decisioni, chi sarà il leader tra di noi, ma un leader serve proprio ora come ora?, essere tutti soci con quote uguali oppure no? Come si fa a valutare il valore dell’azienda? Ne stiamo discutendo molto tra di noi, spesso ci troviamo a casa dell’uno o dell’altro, sa non possiamo permetterci di sbagliare, soprattutto in questo momento e non essendo più dipendenti, le nostre famiglie ci appoggiano, ma ci mettiamo soldi nostri!!!. Lei come la vede? Sono apprezzatissimi dei Suoi suggerimenti. La ringrazio sin d’ora se avrà la bontà di rispondermi, Cordiali Saluti. Francesca Piva ( possibile futura imprenditrice), Brescia.
Gentile Francesca, confermo quella frase, che spiega in sintesi dove sta esattamente il problema. “Non si pensa abbastanza al nuovo” Prenda un quotidiano qualsiasi e leggerà solo note negative sul passato, ma ben poco troverà sulle soluzioni per costruire il nuovo.
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19.09.2009
DALLA RUBRICA: ANDARE A BOTTEGA
SETTIMANALE n° 35 del 17 settembre 2009: DI TUTTO

Egregio dottore, ho letto la sua rubrica mentre ero in vacanza. Ho scoperto che è una delle poche a trattare dei problemi di economia e del lavoro con semplicità ma con grande concretezza. Cosa piuttosto rara di questi tempi. Mi permetto quindi di chiederle un parere su questo tema. Non crede che le aziende siano gestite in maniera piuttosto vecchia rispetto ai cambiamenti che troviamo sia nei prodotti che nel sistema sociale? Forse se fossero gestite in maniera più moderna si potrebbe rispondere alla crisi con maggiore efficacia. Io lavoro in una azienda metalmeccanica e ne ho parlato con colleghi di altre aziende, riscontrando gli stessi problemi. Grazie per la risposta che vorrà darmi. Giampaolo F. – Varese
Caro Giampaolo, la gestione delle nostre aziende è ferma a cento anni fa. A quel tempo si affermavano le teorie per produrre di più con costi via via inferiori, si sperimentava la catena di montaggio, si studiavano i tempi ed i metodi di lavoro più idonei per fare efficienza. In effetti questa era la parola d’ordine: efficienza, ossia produrre di più con costi via via inferiori, riducendo al minimo lo spreco. Questi sistemi governano ancora molta parte delle nostre aziende.
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Tornati dalle ferie, a settembre 2009 la crisi continua. Il Gruppo Class, con un autentico atto di coraggio, punta a dare una scossa positiva al sistema imprenditoriale. L’iniziativa mi piace, e mi assegnano uno dei temi più difficili. Ma le sfide mi piacciono, il tema è molto stimolante: Perché dobbiamo innovare. 10 buone ragioni a confronto. La sala è gremita di imprenditori e professionisti che mi chiedono ricette per fare innovazione. Ci provo, è stata una esperienza molto stimolante, che rifarei anche oggi. L’innovazione mi prende perché credo che possiamo uscire dalla crisi spingendo su questa leva. Il problema è come fare?
Guarda il Video: Perchè Innovare? 10 buoni ragioni.
11.09.2009
DALLA RUBRICA: ANDARE A BOTTEGA
SETTIMANALE N°34 DEL 10 SETTEMBRE 2009: DI TUTTO

Riceviamo la lettera di un gruppo di lettori che lamentano questo problema: l’invio di curriculum e le mancate risposte da parte delle aziende. Da quanto scrivono i lettori la sensazione è che le porte del lavoro siano chiuse. Il quesito finale che mi viene posto è come si fa a cercare un lavoro, a chi rivolgersi, quali strade intraprendere soprattutto in un momento di pesante recessione economica quale quello attuale.
Carissimi lettrici e lettori, è una domanda molto seria che tocca una parte importante della vita di tutti noi. Se ci pensiamo bene, larga parte della nostra vita è dedicata al lavoro.
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04.09.2009
DALLA RUBRICA: ANDARE A BOTTEGA
SETTIMANALE n°33 DEL 03 SETTEMBRE 2009: DI TUTTO

Caro Gianni, mi permetto di darti del tu. Dalla foto evinco che forse abbiamo la stessa età. Tu che ti occupi di cambiamento e di imprese come vedi questa crescente disoccupazione e chiusura di fabbriche? Sento dire che siamo fuori dalla crisi, ma penso che settembre sarà tuttaltro che un momento facile! Grazie per la risposta che vorrai darmi. Demetrio V. – Zola Predosa (BO)
Caro Demetrio, diamoci volentieri del tu. E proprio da qui partirei per risponderti. Oggigiorno la crisi ci sta insegnando che occorrono meno formalismi e meno gerarchie. Al contrario occorrono maggiori relazioni e darsi del tu è quindi d’obbligo. Detto questo ti dico sinceramente che preferisco attraversare qualche anno di difficoltà, per poi uscire dalla crisi, piuttosto che rimanere tra coloro che son sospesi, senza possibilità di futuro.
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